Un “Paladino” dell’arte contemporanea a Brescia

Un “Paladino” dell’arte contemporanea a Brescia

Qualcuno ha detto che “L’arte è come il cibo, nessuno dice “non me ne intendo” quando va al ristorante. E’ il cibo dell’anima e della mente: dopotutto si mangia anche per piacere, non solo per sopravvivere. Esistono i grandi chef dell’arte, ovvero i direttori e i curatori dei musei; e vi sono anche le cuoche di casa o di campagna, tutti coloro che guardano e fanno l’arte con gusto ma senza troppe ricette, senza troppe regole”.   Mimmo Paladino, classe 1948 nato a Paduli, è considerato uno dei grandi chef dell’arte contemporanea, capace di alimentare e interpretare la storia cucinando i simboli della cultura figurativa del Mediterraneo, dagli archetipi ai giorni nostri. Questo il retro-gusto di Zenit, cavallo-totem in piazza Vittoria, simbolo di movimento e di libertà ma anche omaggio a Ronzinante, compagno di avventure a quattro zampe di Don Chisciotte, metafora dell’artista che vede ciò che non esiste e fantastica fino a renderlo verosimile, oppure dei 20 Testimoni di guardia al tempio Capitolino, simbolo di una civiltà mitica (non importa quale), portavoce di un pensiero magico e non razionale. L’arte contemporanea, Paladino compreso, può provocare emozioni forti e anche molta rabbia: siate pronti e tenetevi forte.   MERCOLEDì 19 LUGLIO ORE 20,30  Appuntamento in Piazza Vittoria davanti al Caffè Impero. Prenotazione...
ALBERO DI NATALE

ALBERO DI NATALE

L’albero è universale simbolo di vita. Ci sono alberi molto famosi, come quello della conoscenza del Bene e del Male che era nel Paradiso Terrestre all’epoca dei progenitori Adamo ed Eva; alberi intelligenti come quello che ha fatto cadere il proprio frutto in testa a Newton, ispirandogli l’idea dell’esistenza della gravità. Alberi sacri sono presenti nelle culture occidentali e orientali. L’albero piace. E oggi l’albero è segno tangibile del Natale che arriva. Non si tratta di un albero qualunque, ovviamente. Nelle feste natalizie siamo abituati a vedere il pino e l’abete, due sempreverdi, che simboleggiano forza, resistenza e rinascita. Associati al 25 dicembre, periodo del solstizio d’inverno, la notte più lunga dell’anno, indicano rinnovamento, la vita che vince l’oscurità, la vita che vince il gelido inverno dove tutto sembra morto. L’albero piace, eccome. Anche se “l’uso festivo” deriva da gusti pagani. E decorato è ancora meglio. Le palline e le stelle che vi appendiamo sono per alcuni simboli cosmici, perché ricordano i pianeti ed i corpi celesti. L’usanza di addobbare l’albero affonda probabilmente in riti molto molto antichi e alcuni macabri (certi popoli nordici appendevano le teste dei nemici vinti). Ma la tradizione odierna dovrebbe derivare dalla Germania del XVII secolo. Si racconta di un uomo che vide brillare le stelle tra i rami di un abete, ne tagliò uno e lo decorò in casa con candeline. Questa storia è simile ad un altra tradizione che racconta di come il ghiaccio pendendo dai rami di pini e abeti congelati catturasse le prime luci del sole che sorge dopo il lungo inverno, brillando come una miriade di piccole luci. Nella...
REGINE E CAVALIERI

REGINE E CAVALIERI

C’era una volta una regina di un paese lontano, che venne con il suo sontuoso corteo a far visita al fratello Podestà dir Brescia. Il racconto del soggiorno nella nostra città di Caterina Cornaro regina di Cipro potrebbe iniziare così a buon diritto, dato che i festeggiamenti per il suo arrivo hanno i contorni di una favola. Le cronache dell’epoca descrivono con dovizia di particolari il suo ingresso in città nel 1497, tra il lusso della sua delegazione e la festa di benvenuto il cui culmine fu la giostra in piazza Loggia. La regina fece il suo ingresso da Porta Cremona e percorse l’attuale c.so Martiri della Libertà, non trascurando di fermarsi a pregare la Madonna che allatta presso l’attuale Chiesa di S.M.dei Miracoli, allora in costruzione. Ogni anno viene organizzata ad ottobre la rievocazione storica di questo evento, con p.zza della Loggia trasformata in palco dal quale la regina, in abiti d’epoca, assiste a sfilate di sbandieratori, giochi l’abilità di cavalieri in sella ai loro destrieri e intrattenimenti musicali. Uno spettacolo che sa coinvolgere, anche nel terzo...
Sant’Agata e la “doppia crocifissione”

Sant’Agata e la “doppia crocifissione”

Era l’estate del 1963: il prevosto di Sant’Agata mons. Ernesto Zambelli, durante i lavori di restauro della Crocifissione nel presbiterio della chiesa, fece una scoperta clamorosa. Sotto l’affresco di Pietro Marone, infatti, si nascondeva un’altra Crocifissione più antica, quattrocentesca. Dopo molte indecisioni, in accordo con la Soprintendenza, si decise di staccare dal muro l’affresco più recente (ora in sagrestia) per rendere visibile a tutti il capolavoro ritrovato. La notizia si diffuse immediatamente e molti studiosi accorsero nella chiesa per ammirare l’opera sconosciuta, tentando di identificare l’anonimo autore. Qualcuno, forse ironicamente, chiamò l’autore “Maestro del Magone“, per il pathos che emerge nei volti degli angeli addolorati intorno a Cristo. Oggi questa attribuzione è stata abbandonata in favore di una meno pittoresca ma più verosimile vicinanza con la bottega dei...
LA CURIOSA STORIA DELL’ISCRIZIONE DEL CAPITOLIUM

LA CURIOSA STORIA DELL’ISCRIZIONE DEL CAPITOLIUM

Grazie a questa spettacolare fotografia condivisa da Rossana & Filippo, parliamo di uno dei monumenti più celebri della città di Brescia: il Capitolium. Su questo famosissimo luogo bresciano non c’è più nulla da dire? Certo che no! Vogliamo raccontarvi una storia curiosa, meno nota ai più: Molti sapranno che il Tempio Capitolino è stato portato alla luce nell’Ottocento, scavando sotto gli strati di terra che lo ricoprivano. E’ stato inoltre “completato” fra il 1938 e il 1946 usando i mattoni: la parte originale, quella realmente romana, è soltanto quella bianca. Ma sono in pochi a conoscere la curiosa storia dei quattro frammenti dell’iscrizione che si trova sul frontone. La ricostruzione dell’intera dedica, che nomina l’imperatore Vespasiano, è merito di Giovanni Labus (1775-1853), tra i fondatori dell’Ateneo di Brescia: egli, infatti, recuperò due frammenti che fin dal 1492 erano murati nel portico di palazzo Loggia (ma che provenivano dall’area del Foro). Queste due pietre, con iscrizioni, erano state affiancate ma nessuno era riuscito a decifrarne correttamente il senso. Il Labus, molto semplicemente, ne invertì la disposizione mettendo a destra quella che fino ad allora era a sinistra, e ricostruì così una dedica all’imperatore Vespasiano. Di lì a poco gli scavi nell’area del Capitolium portarono alla luce altri due frammenti della stessa iscrizione che riportavano alcune cariche ricoperte dall’imperatore, e confermando la datazione dell’intero monumento al periodo compreso tra l’aprile e il giugno del 73 d.C. Quante storie possiamo raccontarvi  partendo da due...
La Torre del Pégol

La Torre del Pégol

Con i suoi 54 metri, svetta in piazza Paolo VI ed è per tutti la torre “del Broletto”. Non sappiamo la data esatta della sua costruzione, ma un documento medievale nomina una torre a fianco del palazzo del Broletto già nel 1198: sarà stata questa? La sua resistenza è proverbiale: una leggenda vuole che, a seguito in un devastante terremoto, che aveva mietuto decine di migliaia di vittime, la torre del Popolo (questo il nome ufficiale) fosse rimasta intatta. Nel corso dei secoli, la sua mole imponente, con la bella scarpata in blocchi di Botticino, ha protetto i bresciani, avvisandoli dei pericoli e richiamandoli alle armi. Chissà a quanti avvenimenti, tragici o festosi, ha assistito durante la sua lunga ed immobile vita! Sicuramente un evento ha lasciato un segno tangibile, nel nome con cui la torre è ricordata ancora oggi. “La Torre del Pégol”, come viene popolarmente chiamata, prenderebbe questo bizzarro nome dal “pégolot”, termine dialettale per indicare i mercanti, che con i loro banchetti (e i loro schiamazzi) affollavano in gran numero lo spiazzo antistante al piede della torre. In quella posizione, oggi ci sono solo posteggi delle auto (ahinoi!), ma lo sguardo severo e immobile della torre vigila ancora sul via vai dei bresciani che, oziosi o affaccendati, attraversano la piazza.   Grazie a Silvia per lo scatto! Per vedere pubblicate le vostre foto, non vi resta che mandarle al nostro indirizzo...